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Punta Longoni, Diretta del Direttore

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Autunno, le prime nevicate, le giornate sempre più corte e i larici dorati. Troppo presto per tirar fuori gli artigli da ghiaccio, ma troppo tardi per le lunghe cavalcate estive. Rimane però la voglia di scalare ancora e di godersi questi ultimi soli prima dell’arrivo del generale Inverno. La Punta Longoni è una delle strutture che caratterizzano l’area attorno all’omonimo rifugio e che sono state ampiamente esplorate da diversi arrampicatori nel corso degli anni, a partire da Popi Miotti. Lo Scerscen, il laboratorio dell’arrampicata malenca in quota, così lo definiva un vecchio articolo sul blog di Rampik. Di tutte le strutture, la Punta Longoni è la più lunga, con circa 200 metri di sviluppo, ottimo serpentino e una discesa a piedi facile e sbrigativa. A oggi conta cinque vie, tutte aperte da Popi Miotti con diversi compagni negli anni Ottanta e Novanta. Il plus di queste vie è che attaccano sopra la strada che da San Giuseppe conduce all’ex Rifugio Scerscen, con un av...

Cima della Reit, Via Costantini

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Guarda dove vai che ci guadagni in fondo a stare come stai? Piedi a terra e testa fra le nuvole tra un sogno e un incudine Gli Ultimi, Dove Vai Che il calcare dell’Alta Valtellina non sia quello della Marmolada, credo lo sappiano tutti. Nonostante la Costiera della Reit si sviluppi per diversi chilometri, la scarsa solidità della roccia e gli avvicinamenti ravanosi l’hanno sempre tenuta al riparo dagli assalti degli alpinisti. Il suo lato migliore è sicuramente quello che sorride alla conca di Bormio, dove, appena a destra del Becco dell’Aquila, la quota 2750 presenta una parete verticale di circa 400 metri, molto articolata, ma indubbiamente molto bella da scalare. Qui, lungo questo bellissimo pilastro, il 10 luglio 1971, Sergio Pozzi, Gianni Costantini, Renzo Conedera e Walter Palfrader aprirono la loro via, superando difficoltà fino al VI/A1. Più di trent’anni dopo, l’esplorazione di questa parete passa nelle mani di Martino Quintavalla, che, insieme a diversi compag...

Cima Vaga, Via 1° Novembre

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Battistino Bonali, un nome che, per chi frequenta queste valli, è entrato nella leggenda. A 29 anni salì l’Everest lungo la parete nord, superando integralmente il Couloir Horbein per la prima volta, senza ossigeno supplementare e senza portatori. Iconica la sua foto in cima, dove, al posto dei soliti gagliardetti istituzionali, teneva in mano uno straccio con scritto «Grazie Dio». Alpinista di altissimo livello, dal ghiaccio alla roccia, fino allo sci ripido (su YouTube trovate ancora il video in presa diretta della discesa integrale lungo la parete nord dell’Adamello), perse la vita l’8 agosto 1993 lungo la parete nord dello Huascarán, insieme al compagno Giandomenico Ducoli. Intenti a ripetere la via Casarotto, vennero travolti da una scarica di neve e ghiaccio a poche centinaia di metri dalla cima. Insomma, una di quelle figure che, senza finire sulle riviste patinate, ha saputo praticare silenziosamente un alpinismo di alto livello, fatto di ricerca e amore per la monta...